“Un uomo, per essere completo, deve fare tre cose nella vita: piantare un albero, fare un figlio, scrivere un libro.”
È una massima di origine incerta, spesso attribuita a varie culture e personalità (da Confucio a José Martí), ma in realtà è diventata un detto universale. Ognuno dei tre gesti rappresenta simbolicamente un’eredità.
Ho fatto un figlio. Ho piantato un albero. E adesso ho scritto un libro.
Non so se questo faccia di me “un uomo”, come vuole il proverbio, ma sono tre avvenimenti che mi hanno reso orgoglioso e felice.
“Perché un imprenditore dovrebbe andar per mostre”
è il titolo che ho scelto.
Un invito a cambiare prospettiva.
A lasciarsi contaminare da qualcosa che non si misura in KPI, ma si riconosce a pelle.
Ho scritto questo libro perché credo che l’ispirazione sia un atto strategico.
Che vedere un’opera possa aprire a un’idea.
Che un imprenditore debba coltivare sguardo oltre i numeri.
Ho scritto questo libro per illuminarmi in un momento buio e perché sentivo di farlo, perché volevo sigillare un percorso.
Sarà distribuito dal 24 aprile, il giorno in cui è nato mio figlio.
La vita forse si allinea quando smettiamo di forzarla e iniziamo a sentirla un po’ di più.
Questo libro è per chi vuole un’impresa che non sia solo utile, ma anche bella.
Per chi cerca la propria musa nel silenzio di una sala espositiva o dentro di sé.
Per chi sa che ogni ispirazione è un atto di libertà e per chi si sente un viandante su un mare di nebbia.